Nell'insieme
delle iniziative editoriali, moltiplicatesi soprattutto nella
ricorrenza del bicentenario della nascita di A. Rosmini, questo
pregevole studio di G. Lorizio s'inserisce con i caratteri
dell'autorevolezza e, insieme, dell'originalità. Questa, poi,
è soltanto parzialmente data dalla voluta, e preferenziale,
attenzione prestata dall'Autore al carattere teologico dell'opera
complessiva del Roveretano, per quanto, già da sola, essa
sarebbe molto significativa. Lorizio ha il fondato timore
che, nonostante tutto, quest'aspetto del pensiero di Rosmini
sia ancora alquanto in ombra. Soprattutto in tal senso, nel
Prologo egli scrive che la sua "presunzione" è "tanta
e tale da ritenere che questo lavoro di fatto colmi una lacuna,
alquanto vistosa" se non in assoluto nella bibliografia
rosminiana (cf. le annotazioni bibliografiche a p. 12-13),
certamente nel panorama delle iniziative editoriali programmate
per il centenario e nella storiografia in genere (p. 7). Per
questo Lorizio sceglie come prioritaria, per il suo accostamento
a Rosmini, la prospettiva teologica, proponendosi "di
mostrare la presenza di una dimensione teologica, certamente
non secondaria o ulteriore, del pensiero rosminiano"
(p. 11).
A
dare originalità a questo lavoro concorrono, tuttavia, altri
elementi. Anzitutto, quello di avere voluto come incrociare
con l'attenzione al pensiero il percorso biografico, narrando
gli eventi e i momenti fondamentali della vita di A. Rosmini.
Cosa questa, che risulta oltremodo feconda e opportuna. Attraverso
il profilo storico-biografico, infatti, il pensiero di un
teologo - nel caso di Rosmini - ottiene il suo necessario
contesto storico e il lettore è concretamente aiutato a scoprirne,
diremmo, la "forma vitale". In secondo luogo è da
rilevare l'attenzione dedicata alla spiritualità di A. Rosmini,
delineata sia attraverso i suoi scritti ascetici sia alla
luce degli atteggiamenti da lui assunti nel succedersi, talvolta
accavallarsi, delle vicende storiche personali, ecclesiastiche
e nazionali. L'intreccio di questi tre motivi: il momento
biografico, la spiritualità e il pensiero teologico di Rosmini
- cui è, inevitabilmente, connesso quello filosofico - conferisce
una fisionomia precisa al volume di G. Lorizio. Ciò corrisponde,
peraltro, al genio del Roveretano, per il quale, a p. 195,
si annota: "Come [...] si potrà notare dal nostro andirivieni
tra le opere teologiche e filosofiche e le lettere, alcune
intuizioni geniali caratterizzanti il pensiero teologico di
Antonio Rosmini traboccano dalla sua penna di teologo, filosofo
e maestro di vita spirituale, rendendo impossibile una chiara
e distinta separazione dei ruoli. Si tratta di un pensiero
speculativo con vertici di geniale penetrazione del mistero,
che creano un abisso di distanza (a volte di incomprensione)
fra teologia ufficiale e accademica, che spesso si esprime
nella forma manualistica e la riflessione del Roveretano,
scevra da ogni preoccupazione del genere". Tutto ciò
è bene sintetizzato dal sottotitolo: un profilo storico-teologico.
Il metodo dell'opera di Lorizio è conseguente: narrazione,
esposizione del pensiero rosminiano - con l'inserzione di
testi opportunamente selezionati - e puntuale valutazione
critica, si susseguono con armonia e regolarità, suscitando
l'interesse e l'attenzione del lettore.
Il
contenuto del libro si snoda nella successione di cinque capitoli,
che seguono, idealmente, la vita di Rosmini. I titoli sono
eloquenti: sogni e progetti (1797-1821), primi passi (1823-1828),
verità e carità (1828-1838), croce e gloria (1839-1848), lo
scacco (1849-1855). Ai "teologi non rosministi",
scrive Lorizio, potrà essere utile una conoscenza diretta
delle tesi teologiche di A. Rosmini. Non potendo seguirle
tutte, l'attenzione del recensore sarà attratta da qualcuna
di esse. In questo caso si preferisce segnalare il pensiero
ecclesiologico, interessante sotto diversi punti di vista
e tanto più da sottolineare per essere stato, Rosmini, sino
ad ora, il grande assente nei vari, benché non numerosi, prospetti
di storia dell'ecclesiologia. S. Jaki, ad esempio, nel suo
bel lavoro del 1952 sulle nuove tendenze ecclesiologiche,
per l'800 non menziona per nulla Rosmini, che pure avrebbe
meritato un posto, fra gli altri accanto a Newman (per possibili
parallelismi tra Rosmini e Newman, si potrà vedere quanto
scrive Lorizio a p. 55 e 275). Anche la più recente, ampia
e pregevole storia delle idee ecclesiologiche scritta da A.
Anton (1987), ricorda Rosmini solo per segnalare, di sfuggita
e in termini generici, le sue critiche alla "scuola romana".
Nelle battute conclusive della sua fatica, Lorizio registra
le timidezze e le modeste proporzioni delle esposizioni del
pensiero rosminiano nelle più recenti opere sulla filosofia
cristiana e sulla storia della teologia, concludendo: "La
teologia contemporanea ha percorso un lungo cammino senza
alcun riferimento al pensiero di Rosmini, è giunta a conclusioni
che possono avere una certa affinità con quelle di questo
grande pensatore, ma per altre vie" (p. 288). Per quanto
ciò sia vero (Lorizio annota che "forse non può essere
diversamente, almeno per quanto concerne il dibattito teologico),
si dovrebbe aggiungere che, almeno per l'ecclesiologia, si
tratta di un'esclusione e di un oblio non più giustificati
e non più giustificabili, anche alla luce degli studi segnalati
da Lorizio alla n. 136 di p, 232, cui, ovviamente, sarebbero
da aggiungere gli altri indicati nella bibliografia conclusiva
del libro.
I
richiami fatti in questo volume, pur nell'economia e nel progetto
dell'insieme, sono sufficientemente chiarificatori e pertinenti.
Così, per un primo breve rimando, si trova richiamato l'orizzonte
ecclesiologico, entro il quale si muove la decisione di Rosmini
di dare vita al nuovo Istituto: il semplice schema, presentato
alle p. 118-120 riguarda il tema de membris Ecclesiae.
Chi non raccoglierà, poi, la suggestiva visione della Ecclesia
sponsa, presente nella giovanile Storia dell'amore,
guidata dall'interpretazione ecclesiologica del Cantico? In
essa è già evidente la concezione di un'ecclesiologia misterica
e cristocentrica, che si prospetta nella "Teodicea",
come ecclesiologia gloriae, perché ispirata alla vittoria
del Risorto, e nelle Cinque Piaghe, come ecclesiologia
crucis. Di questa ecclesiologia presente nell'opera più
nota di A. Rosmini, scriveva nel 1984 C. Riva, in un articolo
pubblicato su "La Civiltà Cattolica" (cf n. 3213,
224): la Chiesa è, per Rosmini, Cristo stesso crocifisso.
Su questa ecclesiologia, G. Lorizio si diffonde alquanto,
concludendo con queste parole: "In un continuo andirivieni
tra la passione di Cristo e le lacerazioni della Chiesa, Rosmini
sviluppa la propria meditazione sempre attenta al carattere
misterico della realtà ecclesiale, mai ridotta a pura società
umana, ma anche sempre incarnata e storicamente determinata..."
(p. 240).
Ovviamente,
analoghe annotazioni potrebbero farsi per altri temi teologici.
Preme, in ogni caso, invitare il lettore a non trascurare
l'Epilogo provvisorio, col quale (cf p. 285-288) Lorizio
conclude la sua fatica. Qui egli mette in luce tre fraintendimenti
del pensiero rosminiano in ambito teologico. I primi due riguardano
il passato e toccano la sua acquisizione al tomismo e la sua
interpretazione idealistica; il terzo, Lorizio lo vede possibile
nel presente, con la creazione di una "scolastica rosminiana",
laddove, invece, il pensiero rosminiano "è un cantiere
aperto, nel quale i lavori sono sempre in corso e le formulazioni
più spesso provvisorie che definitive..." (p. 287).
Il
volume di G. Lorizio è il primo della collana "Sapientia
Christiana", con la quale l'editrice Mursia ha avviato
la sua collaborazione con la Pontificia Università Lateranense,
nella cui Facoltà di Teologia l'Autore è docente di Teologia
Fondamentale. Vi si trova aggiunta una completa bibliografia
degli scritti editi del Rosmini, disposti secondo l'ordine
cronologico e un esauriente elenco di strumenti di lavoro
e di letteratura scelta. Conclude un Indice dei nomi. L'edizione
dignitosa, non sfugge ad alcuni refusi tipografici, che potranno
essere corretti in una seconda edizione. Si tratta, nell'insieme,
di un opera, si vorrebbe dire indispensabile, per chiunque
voglia accostarsi ad Antonio Rosmini ed è per questo che se
ne raccomanda lo studio. G. Lorizio, d'altra parte, che ha
il pregio della chiarezza e la capacità di un lucido giudizio,
ha preparato questa sua fatica con un attento ricorso alle
fonti rosminiane, anche per il quale non si può non essergli
grati.
Marcello
Semeraro
[la
recensione è stata pubblicata sul fasc. I/1998 di Rivista
di Scienze Religiose]