| |
 |
|
“La parola «metafisica»
con cui battezzai la mia pittura,
sin da quando lavoravo a Parigi negli anni sottili e fecondi
dell'avantiguerra destò pure tra gli intellettualoidi delle
rive secuane stizze, malumori e malintesi non trascurabili.
La parola «metafisica» fa nascere un mucchio di malintesi, specie
in quelle menti stitiche che non avendo lo sforzo salutare della
creazione vivono di plagi e di luoghi comuni e spruzzano la
loro bile cronica ogni qualvolta gli capita sotto il naso un
che che superi la cerchia delle loro capacità intellettive.
Alle menti di molti di questi rappresentanti europei della fauna
antropoide dell'Africa e dell'America (cercopitechi, semnopitechi,
miopitechi), la parola metafisica fa nascere fosche visioni
di nuvolaglie e di grigiume, grovigli caotici e masse tenebrose.
In Francia il malinteso si estese fino ad attribuire l'invenzione
della metafisica ai tedeschi, e ricordo le lotte che ebbi a
sostenere per fare accettare il terribile vocabolo che insospettiva
anche i benpensanti. Ora io nella parola «metafisica» non ci
vedo nulla di tenebroso; è la stessa tranquillità ed insensata
bellezza della materia che mi appare «metafisica» e tanto
più metafisici mi appaiono quegli oggetti che per chiarezza
di colore ed esattezza di misure sono agli antipodi di ogni
confusione e di ogni nebulosità.”
[da
Noi metafisici del
1919 di de Chirico]. |