In
un incontro della serie "In cammino verso il 2000..."
programmata dal centro sociale "II Melograno" in vista
del terzo millennio, si sono confrontati, venerdì
scorso a Larino, il teologo mons. Giuseppe Lorizio
della Università Lateranense e il filosofo prof. Giuseppe
Cantillo della Università di Napoli. Dai fronti contrapposti
della razionalità filosofica e della riflessione alla
luce della fede, i due studiosi hanno cercato di rispondere
all'interrogativo, antico ma sempre attuale sul senso
del male nel mondo. "Il silenzio di Dio e il dolore
del mondo" era il tema della riflessione. Muovendo
dalla proiezione di alcune immagini che ricordavano
Auschwitz e dalla lettura di un brano del nobel E.
Wiesel, i relatori hanno dato la loro interpretazione
di un problema che l'uomo ha. avvertito forse con
più forza in questo secolo connotato dalle tragiche
esperienze dei campi di concentramento e della
seconda guerra mondiale. Il teologo analizza il male
cosmico di fronte al quale l'uomo è incolpevole e
impotente e quello storico, frutto delle sue scelte
di peccato. Il primo nasce dall'essere il mondo un
tutto limitato, del secondo è responsabile l'uomo.
Di fronte al dolore, l'apparente silenzio di Dio è
squarciato dal grido del crocifisso, che prende su
di sé il male e sperimenta sino in fondo il limite
del mondo. Ma il venerdì santo non è un punto d'arrivo,
non è l'ultima parola di Cristo e nostra:. ad esso
segue la resurrezione che è vittoria sulla morte e
sul male. Il filosofo muove dall'assunto della inconciliabilità
per la ragione del male del mondo con l'idea di un
Dio buono e giusto. Ciò porterebbe a rifiutare l'idea
stessa di Dio. Alla luce del pensiero kantiano prima
e di quello hegeliano poi, anche il filosofo si ferma
sulla distinzione tra male morale e male cosmico e
mentre per quest'ultimo propone la soluzione hegeliana
dello spirito assoluto che prende su di. sé il negativo,
per quanto riguarda l'esperienza individuale del dolore
conclude che questa può ricomporsi solo nella fede.
Essa sola infatti può aiutarci a rifuggire dalla tentazione
di ribellarci a questo Padre che sembra muto di fronte
alle nostre sofferenze. Anche per il filosofo dunque,
sul piano della coscienza singola, l'unica possibile
è una risposta di fede, non della ragione.
Anna Dall’Acqua
Tavolo dei relatori
(da sinistra):
Rev. Antonio Sabetta - Prof. Giuseppe Cantillo - Prof.
Giuseppe Lorizio - Rev. Antonio Mastantuono

Manifesto