PER LA FILOSOFIA

Filosofia e insegnamento
Antonio Rosmini teologo e filosofo europeo
Numero monografico - Anno XIV, n. 41 - settembre-dicembre 1997

Giuseppe Lorizio, Antonio Rosmini Serbati. Un profilo storico-teologico,
PUL
-Mursia, Roma 1997, 320pp.

Dall'editoriale (p. 2):

L'ontologia di Rosmini non è solo teoretica: l'essere ideale si apre all'essere reale, ma sfocia nell'essere morale, onde l'importanza dell'essere morale in Rosmini, come è evidenziato dall'articolo di Ubaldo Pellegrino. Uno dei meriti principali di Rosmini è così giustamente indicato nel recente volume di Giuseppe Lorizio Antonio Rosmini Serbati (Pontificia Università Lateranense-Mursia, Milano 1997): "Il centro prospettico, nella filosofia rosminiana, va indicato non nell'essere ideale - come vuole la tradizione storiografica neo-idealista - bensì nell'essere morale" (p. 150).


Recensione (pp. 123-126):

Molti ormai sono gli studi sulla filosofia dì A. Rosmini, motto meno invece quelli sulla sua teologia. Questo studio del Lorizio è uno dei migliori, perché chiarisce il legame tra la vita del Roveretano e lo sviluppo della sua teologia nel suo dinamismo storico. Giustamente il Lorizio indica Rosmini come grande teologo, perché grande filosofo e uomo di grande fede. Una prospettiva unitaria anima la teologia del Rosmini, indicata dal nome della collana in cui il volume è inserito Sapientia Christìana: l'unìtaria prospettiva sapienziale fondata sulla metafisica della carità, che è espressione del vissuto storico di Rosmini (p. 11). Su questo, che è uno dei più profondi recenti studi su Rosmini, intendiamo segnalare alcuni dei tratti che ci sembrano fondamentali:
1) Si nota anzitutto nelle Operette (1813-14) il significato della filosofia che, unita all'amicizia, è a servizio della religione (p. 25); Dio come fondamento supremo della vita è un tratto che unisce tutta la produzione rosminiana. Lì sta la preminenza della religione e della teologia in tutta la Weltanschauung del Roveretano (si vedano per la religione le pp. 25, 40, 123, 170, 219; per la teologia le pp. 11, 43, 122, 127, 143, 169, 235, 262, 272). Riporto un testo essenziale del Lorizio quanto alla religione: "La vera filosofia coincide, quindi, con l'unica vera Religione, che è quella cristiana: "La Religione è quella vera filosofia, o più veramente quella vera sapienza che contiene lo medicamento dell'anima", e in questa concezione della sapienza non è implicata soltanto la facoltà conoscitiva, bensì anche l'affettività e la volontà, ossia l'uomo in tutte le sue dimensioni. Introducendo la Teodicea il Roveretano scriverà: "Non parmi degna del titolo di Sapienza quella cognizione che nulla opera sul cuore umano e che, quasi inutile peso, ingombra la mente dell'uomo mortale senza accrescergli i beni, senza diminuirgli i mali, e senza appagare o consolare almeno di non menzognera speranza i perpetui suoi desideri"". Richiamo anche una indicazione del 1827, che si riferisce al Maestro di teologia: - "Il tema di questo corso sarà il seguente: La Storia della Religione di Gesù Cristo; siccome però essa ha i suoi inizi fin dal tempo della creazione, il maestro di questa scienza potrà esporre tutte le mirabili disposizioni della Divina Provvidenza per recare la salvezza al genere umano. - "La storia della religione di Gesù Cristo è contemporaneamente storia della scienza divina mediante le sacre scritture e le antichissime tradizioni, tramandate ai posteri. Perciò, nell'esporla alle sue origini, il predetto maestro tratterà i canoni della scienza divina tradizionale, che si è diffusa ed è rimasta stabile presso tutti i popoli. - "La prima fonte di questa scienza divina tradizionale è la Sacra Scrittura; perciò l'esposizione di tutta la sacra scrittura sarà il primo compito del predetto docente della Società. - "Il secondo compito sarà quello di raccogliere le tradizioni presso gli antichi popoli e di confrontarle con le Divine Scritture, a conferma di queste ultime e per una migliore comprensione. - "Il terzo compito sarà quello di illustrare le vie del Signore nelle Sacre Scritture, soprattutto attraverso le vicende dei vari popoli ed i fatti storici che sono noti". Il fondamento di questa visione religiosa e teologica della sapienza cristiana è Dio, cui giustamente il Lorizio dedica molte succose pagine (34, 71, 95, 106,134,145,151,168,213,219). Proprio perché teologo, oltre che filosofo, Rosmini ha un concetto di Dio che si apre a quello di Trinità (vedi pp. 151, 154, 226, 262, 272). L'ascesa a Dio di Rosmini non è solo intellettuale, il Lorizio ne individua l'orizzonte agapico (p. 143-144).
2) Questo significa che l'ascesa a Dio avviene attraverso il Cristo, il Verbo che, diventando nostra vita, diventa la via della nostra divinizzazione (su Cristo via di salvezza vedi pp. 102, 123, 127, 137, 144, 171, 218, 225, 272). Questa concezione cristocentrica di Rosmini è metafisicamente fondata, oltre che aperta alla tradizione teologica patristica. Per Rosmini infatti l'unione con Cristo è unione con Dio nel sentimento sostanziale, con il quale si supera il piano dell'essere ideale e si entra in un rapporto reale con il Padre, nello spirito di Cristo. "Allorché il Roveretano guarderà indietro nel tentativo di ricostruire il proprio percorso speculativo e descriverne i passaggi, porrà in rilievo in maniera inequivocabile il nesso imprescindibile tra Verità e Carità, che caratterizza il suo pensiero e il suo vissuto umano ed ecclesiale. In quello scritto che si suole considerare l'autobiografia intellettuale del Rosmini, troviamo pagine bellissime su questo argomento. La cosiddetta fase "ideologica" del suo itinerario filosofico viene sublimata ed inclusa in una prospettiva sapienziale che non lascia spazio ad equivoci sul suo modo di considerare il rapporto fede/ragione, filosofia/teologia. Abbiamo qui la possibilità di scorgere, come attraverso uno spiraglio, quello che ci aspetta nelle stanze successive dell'edificio che stiamo esplorando. "Il Verbo è indiscusso protagonista di queste pagine, ma l'orizzonte trinitario, che troverà più ampi e profondi sviluppi nella Teosofta, non è assente. Sono testi da leggere e gustare, di cui qui non possiamo offrire che qualche piccolo saggio. Nel Verbo, secondo Rosmini, ritroviamo tutte le idee, le leggi, le necessità morali. La verità si coglie come realizzazione della legge, perché Egli è via e vita, oltre che verità. Abbiamo qui esposta la dottrina del 'Verbo immanente', secondo la quale i discepoli di Cristo "si trasformano, per cosi dire, in altrettanti Cristi', essendo il verbo anche in essi "via, manifestando ciò che si deve operare, ed è verità, dando loro valore dì operarlo. Ed è poi anche vita: poiché consistendo la vita nella produzione d'un sentimento sostanziale o nell'atto di un tal sentimento, il Verbo, coll'emettere il suo Spirito, produce un sentimento efficace nell'anima, che innalza questa ad una vita deiforme" (p. 143). Questa ascesa a Dio, legata all'incarnazione di Cristo, non è quindi solo intellettualistica, è necessariamente legata all'amore inteso come espressione della virtù suprema, che è la carità (pp. 69, 124, 143, 164, 258, 260). E', allora comprensibile perché il cristianesimo è sviluppo, secondo la storia biblica del Patto antico, che si sviluppa nel Patto Nuovo, nel quale per Rosmini si inserisce tutta la storia sia ecclesiastica che profana: "Il quarto compito sarà quello di fare lo stesso con la storia del nuovo patto, cominciando con l'esposizione delle Sacre Scritture del nuovo patto, e nel medesimo modo dimostrare, mediante le storie ecclesiastiche e quelle profane, lo scopo della divina provvidenza, teso alla salvezza del genere umano" (p. 123).
3) La salvezza in Cristo implica l'inserimento quindi nella storia, con la sua dialettica tra giustizia e peccato, pietà ed empietà, amore e odio (pp. 40, 126, 208; per l'empietà pp. 85, 173). Questa riguarda non solo la storia profana, ma anche la Chiesa che certamente è, santa, ma anche peccatrice. Qui si inserisce la ricerca sulle piaghe della Chiesa, che continua il Cristo crocifisso (pp. 54-58, 107, 111, 117, 119, 172, 228, 232, 238).
4) Dire storia, che nella teologia di Rosmini è storia della salvezza in Cristo, è dire dialettica, in cui non c'è solo il positivo (amore) e il negativo (l'empietà), ma anche la sintesi, che nel divenire mondano è speranza, e, nel fine supremo, escatologico, è beatitudine (pp. 70, 78, 84, 99, 103, 110, III, 123, 126, 127, 170, 173; per la speranza pp. 58, 83, 227). Il Lorizio giustamente indica l'escatologia cristocentrica come fondamentale per teologia di Rosmini.
Mi sembra giusto concludere questa breve recensione del magistrale lavoro del Lorizio con una citazione che rimanda alla chiave fondamentale della teologia della storia del Roveretano: "La prospettiva cristocentrica è fondamentale in questo arduo cammino di riflessione sulla storia e il suo fine, Se nello schema di teologia giovanile, la trattazione sul Cristo era stata inserita all'interno della tematica della redenzione, dove trovava la sua collocazione il discorso sul Salvatore, la sua Incarnazione e i suoi Poteri, secondo una modalità scolastica di sistemare la cristologia, nella Teodicea questa impostazione viene radicalmente superata. Qui ]Incarnazione prima ancora che alle esigenze della redenzione, risponde all'anelito della stessa creazione. Il Cristo riempie di sé tutto l'Universo, e il soprannaturale, grazie a Lui, riceve una pregnante connotazione cosmica. Il Verbo incarnato informa di sé strutturalmente il cosmo e l'uomo. La 'catena di avvenimenti, onde l'universo risulta' è intatti compresa tra la "parola creatrice" e la "parola giudicatrice" di Dio. In quanto parola divina il Verbo presiede dunque alla creazione dell'universo e a questa presenza, ampiamente documentata attraverso il ricorso alla Scrittura, la riflessone speculativa dà il nome dì 'esemplare', In quanto "causa esemplare" della creazione, la seconda persona della Trinità è il primo e l'ultimo, l'alfa e l'omega, essendo possibile cogliere in Lui "tutta l'immensità dei tempi, tutta la vastità degli spazi, insieme adunati, e raggiunti nella più intera, nella più perfetta unità, pendendo ogn'atomo, ogni movimento da un solo fine eternamente fisso e degno di Dio" (pp. 225 ss), Il fatto che il Roveretano aggiunga l'aggettivo "umanato" ad uno dei momenti in cui chiama in causa il Verbo, cui tutti i secoli devono ubbidire, esprime con estrema chiarezza come la piena rivelazione del mistero di Dio e lo stesso fine della creazione concedano, nel suo pensiero, con l'incarnazione. Rosmini è profondamente convinto della ragione intrinseca dell'incarnazione, la quale conserva tutta la sua forza indipendentemente dal peccato, che tuttavia contribuisce a spiegare questo grande mistero: "Alla caduta dell'uman genere si dee l'opera della redenzione, abisso della divina bontà. Sia pure che anche senza il peccato avesse potuto Dio incarnarsi e così comunicare se stesso in modo sommo alle creature cosa tutta confacente all'essenza della somma bontà" (p. 226).

Ubaldo Pellegrino

 

Giuseppe Lorizio - Via Aurelia Antica 284, 00165 Roma - email: lorizio@tin.it - wap: www.lorizio.net/wap
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