Giuseppe Lorizio, Antonio Rosmini Serbati.
Un profilo storico-teologico,
PUL-Mursia, Roma 1997, 320pp.

Antonio Rosmini: una delle figure più significative
e controverse dell'800 italiano

La collana Sapientia Christiana, espressione della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense che inaugura la collaborazione tra la stessa Università e l’ Editrice Mursia, si apre con la biografia di una delle figure più significative e controverse dell’800 italiano : l’abate Antonio Rosmini Serbati. Teologo, filosofo, fondatore di una Congregazione Religiosa, uomo pienamente inserito nel suo tempo di cui ha sperimentato la fatica del cambiamento culturale e politico, riferimento spirituale di grandi figure come Manzoni, Tommaseo, Pindemonte, Casati, Pellico. Autore di una vasta e poliedrica produzione filosofica e teologica, spesso, suo malgrado, al centro di polemiche più ecclesiastiche che teologiche, il Rosmini ha sempre attirato su di sé l’attenzione di lettori e studiosi che, accostandosi, non di rado, alla sua figura con precomprensioni e pregiudizi, hanno dato vita alla querelle che va sotto il nome di "questione rosminiana". I mutati scenari culturali ed un attento lavoro di revisione storica ha prodotto negli ultimi anni una serie di lavori che hanno smussato contrapposizioni, hanno sottolineato peculiarità, hanno messo in luce aspetti poco conosciuti. Nella ricorrenza del bicentenario della nascita vedranno la luce certamente altri scritti e pubblicazioni. È necessario - sembra domandarsi Giuseppe Lorizio, autore di quest’ultima fatica - ancora ricercare e scrivere del Rosmini ? Il sostanzioso saggio dato alle stampe rende retorico l’interrogativo. Ed a ragione. La biografia del Roveretano scritta dal Lorizio lascia da parte la connotazione prettamente agiografica e sceglie la strada di una rigorosa ricostruzione storica in cui si intrecciano tre elementi : il momento strettamente biografico (con la narrazione degli eventi fondamentali della sua vita), la spiritualità rosminiana (letta non solo attraverso gli scritti ascetici, ma anche nella descrizione degli atteggiamenti assunti) ed infine il pensiero teologico e filosofico (con l’esposizione dei contenuti centrali delle opere pubblicate sia in vita che postume).

È possibile, infatti, cogliere quasi in sinossi il procedere e lo scorrere di tre linee (ruscelli) spesso confluenti in un unico grande fiume, altre volte apparentemente distanti : una riflessione filosofica e teologica ed uno stile vita che emergono all’interno delle scelte, degli incontri, delle speranze e delle sconfitte che hanno segnano la vita del Rosmini.

Il rimando costante più alle opere del Rosmini che a quelle di coloro che di lui hanno scritto dà la possibilità di accostarsi con sufficiente freschezza (...) ai contenuti fondamentali di questo pensiero . "Una particolare attenzione - dichiara l’autore fin dal Prologo - sarà attribuita alla genesi e alla formazione del pensiero rosminiano, nel tentativo di contestualizzarne i contenuti a partire dalle fonti soprattutto delle opere del periodo giovanile" (p.9)

Pur con l’intento dichiarato di voler tracciare soprattutto un profilo teologico del Rosmini, ritenendo che l’attenzione in questi secoli si sia più concentrata più su quella filosofica, l’autore ricorda come spesso le due dimensioni, quella teologica e quella filosofica, si intrecciano poiché quest’ultima è frutto di un pensiero che nasce dalla fede cristiana, sia quando si esprime filosoficamente, sia quando affronta argomenti squisitamente teologici, col metodo del sapere della fede.

È comunque la presentazione della dimensione teologica, non secondaria, presente nel pensiero rosminiano, dimensione non ancora del tutto o solo parzialmente studiata ciò che sta più a cuore al Lorizio. Questi, docente di teologia fondamentale, non si spoglia di questa sua particolare competenza, e tiene a precisare che : "Nell’esposizione dei contenuti delle opere teologiche, oltre ad indicare la prospettiva generale ed eventuali acquisizioni particolarmente originali del pensiero rosminiano, ci soffermeremo a segnalare l’utilizzo di categorie e di concetti elaborati in campo filosofico e ripresi come infrastrutture del sapere teologico. Viceversa, allorché procederemo alla presentazione di testi non teologici porremo in evidenza soprattutto la valenza filosofica in prima istanza, quindi quella giuridica, politica, ecc.. dell’evento Cristo, in modo da far emergere in tutta la sua pregnanza il carattere cristiano della filosofia rosminiana nelle sue diverse espressioni" (p.10). La vicenda umana e culturale del Rosmini viene scandita in sei tappe, quali sono i capitoli in cui è suddiviso il libro.

Tre sottolineature vorremmo cogliere, l’amicizia con il Manzoni, la pubblicazione della Teodicea (1846) che segna l’approdo della sua ricerca filosofica e la pubblicazione de Le cinque piaghe della Santa Chiesa (1848) che rivela la sua passione per la Chiesa. Uno straordinario rapporto - ricco di contenuti affettivi, culturali e religiosi - quello che legherà Manzoni e Rosmini per circa un trentennio. Di tale amicizia resta traccia nel Carteggio che raccoglie 71 lettere intercorse tra i due

La Teodicea , opera situata dal Rosmini stesso al culmine dell’itinerario metafisico e alla soglia dell’intelligenza della fede, dà la possibilità di ricostruire le diverse tappe del pensiero filosofico-teologico dell’autore a partire dalla tematica centrale del rapporto Provvidenza-storia. La spiegazione del senso della storia non può darsi compiutamente se non attraverso "il faticoso arrampicarsi sulle funi della metafisica credente in un tentativo di teodicea, che non si nasconde lo scacco degli sforzi della pura ragione per spiegare il senso della storia" (p.224) senso che può essere svelato solo a partire dal Cristo nel quale si realizza in pienezza l’incontro tra il divino e l’umano. E’, infatti, dalla lettura dell’Apocalisse, presente nella Teodicea che viene alla luce il cristocentrismo dell’escatologia rosminiana, in pagine ricche di fascino.

La vittoria finale del risorto dà modo al Lorizio di poter affermare che ci troviamo di fronte ad una ecclesiologia gloriae da distinguere (non da contrapporre) all’ecclesiologia crucis espressa nell’altra grande opera rosminiana Le cinque piaghe della santa Chiesa.

Quest’opera, causa per l’autore di polemiche e di condanne, ci rivela un Rosmini profondamente credente e legato alla Chiesa di cui si professa "figlio devoto" anche quando, esercitando quella carità che costituisce un dovere per l’intellettuale credente, è chiamato a mettere in luce gli aspetti meno positivi. Lo stato agonico del Redentore, che porta nel suo corpo glorioso le stimmate della passione caratterizza l’oggi della Chiesa nel mondo: una Chiesa crocifissa e agonizzante che tuttavia non cessa di sperare e di affidarsi al suo sposo. In un continuo andirivieni tra la passione del Cristo e le lacerazioni della Chiesa, Rosmini sviluppa la propria meditazione sempre attenta al carattere misterico della realtà ecclesiale, mai ridotta a pura società umana, ma sempre incarnata e storicamente determinata. "La Chiesa mistero e la Chiesa istituzione - scrive il Lorizio attingendo ad un linguaggio più a noi vicino - non vengono mai dissociate nella sintesi rosminiana. Lo sfondo del Golgotha rende ancora più suggestiva e profonda questa sintesi profetica. La devozione alla Chiesa crocifissa non viene meno neppure quando l’istituzione ecclesiastica assume il volto severo e crocifiggente dell’ingiusta condanna" (p.240).

Il volume si chiude con un epilogo provvisorio che lascia intravvedere ulteriori linee di sviluppo e di approfondimenti di cui l'autore si preoccupa di evidenziare i possibili fraintendimenti. Il ricercare, ad esempio, necessariamente il tomismo del pensiero rosminiano per consentirgli una sorta di cittadinanza all'interno della teologia moderna, mentre si dovrebbe riconoscere il carattere profondamente, cristiano, anzi cattolico del tentativo filosofico rosminiano. Abbandonare, perché senza fondamenti possibili, il mito storiografico di un Rosmini idealista ; ed, infine, la tentazione più allettante perché acquisterebbe oggi il sapore (per noi "amaro") di una rivalsa : proporre una sorta di scolastica rosminiana.

È invece da accogliere l’invito a percepire il pensiero rosminiano come un "cantiere aperto nel quale i lavori sono sempre in corso e le formulazioni più spesso provvisorie che definitive.." (p.287), un cantiere di cui questa biografia resta necessaria e valida porta d’accesso.


Alfredo Marranzini S.I.

[La recensione è stata pubblicata in forma di articolo da L'Osservatore romano del 22 giugno1997]

Il periodico Charitas, che aveva già recensito il volume, nel numero di novembre 1997, a p. 309, presentava l'articolo de L'Osservatore romano di Alfredo Marranzini, con queste parole:
L'Osservatore romano del 22 giugno 1997 pubblica un lungo scritto di Alfredo Marranzini, dal titolo: Antonio Rosmini: una delle figure più significative e controverse dell'800 italiano.
È un'accurata e profonda recensione dell'opera di Giuseppe Lorizio, Antonio Rosmini Serbati. Un profilo storico-teologico, che noi abbiamo già presentato in "Charitas".
Alfredo Marranzini ne dà ampio ragguaglio, penetrando nello spirito e nel disegno a grande respiro con cui il Lorizio ha condotto questa sua opera, veramente preziosa nella pure vastissima bibliografia rosminiana.

Giuseppe Lorizio - Via Aurelia Antica 284, 00165 Roma - email: lorizio@tin.it - wap: www.lorizio.net/wap
Best view 1024x768 IE 5+
realizzazione grafica a cura di A2graphic