La
collana Sapientia Christiana, espressione della Facoltà
di Teologia della Pontificia Università Lateranense che
inaugura la collaborazione tra la stessa Università e
l’ Editrice Mursia, si apre con la biografia di una delle figure
più significative e controverse dell’800 italiano :
l’abate Antonio Rosmini Serbati. Teologo, filosofo, fondatore
di una Congregazione Religiosa, uomo pienamente inserito nel
suo tempo di cui ha sperimentato la fatica del cambiamento culturale
e politico, riferimento spirituale di grandi figure come Manzoni,
Tommaseo, Pindemonte, Casati, Pellico. Autore di una vasta e
poliedrica produzione filosofica e teologica, spesso, suo malgrado,
al centro di polemiche più ecclesiastiche che teologiche,
il Rosmini ha sempre attirato su di sé l’attenzione di
lettori e studiosi che, accostandosi, non di rado, alla sua
figura con precomprensioni e pregiudizi, hanno dato vita alla
querelle che va sotto il nome di "questione rosminiana".
I mutati scenari culturali ed un attento lavoro di revisione
storica ha prodotto negli ultimi anni una serie di lavori che
hanno smussato contrapposizioni, hanno sottolineato peculiarità,
hanno messo in luce aspetti poco conosciuti. Nella ricorrenza
del bicentenario della nascita vedranno la luce certamente altri
scritti e pubblicazioni. È necessario - sembra domandarsi
Giuseppe Lorizio, autore di quest’ultima fatica - ancora ricercare
e scrivere del Rosmini ? Il sostanzioso saggio dato alle
stampe rende retorico l’interrogativo. Ed a ragione. La biografia
del Roveretano scritta dal Lorizio lascia da parte la connotazione
prettamente agiografica e sceglie la strada di una rigorosa
ricostruzione storica in cui si intrecciano tre elementi :
il momento strettamente biografico (con la narrazione degli
eventi fondamentali della sua vita), la spiritualità
rosminiana (letta non solo attraverso gli scritti ascetici,
ma anche nella descrizione degli atteggiamenti assunti) ed infine
il pensiero teologico e filosofico (con l’esposizione dei contenuti
centrali delle opere pubblicate sia in vita che postume).
È
possibile, infatti, cogliere quasi in sinossi il procedere e
lo scorrere di tre linee (ruscelli) spesso confluenti in un
unico grande fiume, altre volte apparentemente distanti :
una riflessione filosofica e teologica ed uno stile vita che
emergono all’interno delle scelte, degli incontri, delle speranze
e delle sconfitte che hanno segnano la vita del Rosmini.
Il
rimando costante più alle opere del Rosmini che a quelle
di coloro che di lui hanno scritto dà la possibilità
di accostarsi con sufficiente freschezza (...) ai contenuti
fondamentali di questo pensiero . "Una particolare attenzione
- dichiara l’autore fin dal Prologo - sarà attribuita
alla genesi e alla formazione del pensiero rosminiano, nel tentativo
di contestualizzarne i contenuti a partire dalle fonti soprattutto
delle opere del periodo giovanile" (p.9)
Pur
con l’intento dichiarato di voler tracciare soprattutto un profilo
teologico del Rosmini, ritenendo che l’attenzione in questi
secoli si sia più concentrata più su quella filosofica,
l’autore ricorda come spesso le due dimensioni, quella teologica
e quella filosofica, si intrecciano poiché quest’ultima
è frutto di un pensiero che nasce dalla fede cristiana,
sia quando si esprime filosoficamente, sia quando affronta argomenti
squisitamente teologici, col metodo del sapere della fede.
È
comunque la presentazione della dimensione teologica, non secondaria,
presente nel pensiero rosminiano, dimensione non ancora del
tutto o solo parzialmente studiata ciò che sta più
a cuore al Lorizio. Questi, docente di teologia fondamentale,
non si spoglia di questa sua particolare competenza, e tiene
a precisare che : "Nell’esposizione dei contenuti
delle opere teologiche, oltre ad indicare la prospettiva generale
ed eventuali acquisizioni particolarmente originali del pensiero
rosminiano, ci soffermeremo a segnalare l’utilizzo di categorie
e di concetti elaborati in campo filosofico e ripresi come infrastrutture
del sapere teologico. Viceversa, allorché procederemo
alla presentazione di testi non teologici porremo in evidenza
soprattutto la valenza filosofica in prima istanza, quindi quella
giuridica, politica, ecc.. dell’evento Cristo, in modo da far
emergere in tutta la sua pregnanza il carattere cristiano della
filosofia rosminiana nelle sue diverse espressioni" (p.10).
La vicenda umana e culturale del Rosmini viene scandita in sei
tappe, quali sono i capitoli in cui è suddiviso il libro.
Tre
sottolineature vorremmo cogliere, l’amicizia con il Manzoni,
la pubblicazione della Teodicea (1846) che segna l’approdo della
sua ricerca filosofica e la pubblicazione de Le cinque piaghe
della Santa Chiesa (1848) che rivela la sua passione per la
Chiesa. Uno straordinario rapporto - ricco di contenuti affettivi,
culturali e religiosi - quello che legherà Manzoni e
Rosmini per circa un trentennio. Di tale amicizia resta traccia
nel Carteggio che raccoglie 71 lettere intercorse tra i due
La
Teodicea , opera situata dal Rosmini stesso al culmine dell’itinerario
metafisico e alla soglia dell’intelligenza della fede, dà
la possibilità di ricostruire le diverse tappe del pensiero
filosofico-teologico dell’autore a partire dalla tematica centrale
del rapporto Provvidenza-storia. La spiegazione del senso della
storia non può darsi compiutamente se non attraverso
"il faticoso arrampicarsi sulle funi della metafisica credente
in un tentativo di teodicea, che non si nasconde lo scacco degli
sforzi della pura ragione per spiegare il senso della storia"
(p.224) senso che può essere svelato solo a partire dal
Cristo nel quale si realizza in pienezza l’incontro tra il divino
e l’umano. E’, infatti, dalla lettura dell’Apocalisse, presente
nella Teodicea che viene alla luce il cristocentrismo dell’escatologia
rosminiana, in pagine ricche di fascino.
La
vittoria finale del risorto dà modo al Lorizio di poter
affermare che ci troviamo di fronte ad una ecclesiologia gloriae
da distinguere (non da contrapporre) all’ecclesiologia crucis
espressa nell’altra grande opera rosminiana Le cinque piaghe
della santa Chiesa.
Quest’opera,
causa per l’autore di polemiche e di condanne, ci rivela un
Rosmini profondamente credente e legato alla Chiesa di cui si
professa "figlio devoto" anche quando, esercitando
quella carità che costituisce un dovere per l’intellettuale
credente, è chiamato a mettere in luce gli aspetti meno
positivi. Lo stato agonico del Redentore, che porta nel suo
corpo glorioso le stimmate della passione caratterizza l’oggi
della Chiesa nel mondo: una Chiesa crocifissa e agonizzante
che tuttavia non cessa di sperare e di affidarsi al suo sposo.
In un continuo andirivieni tra la passione del Cristo e le lacerazioni
della Chiesa, Rosmini sviluppa la propria meditazione sempre
attenta al carattere misterico della realtà ecclesiale,
mai ridotta a pura società umana, ma sempre incarnata
e storicamente determinata. "La Chiesa mistero e la Chiesa
istituzione - scrive il Lorizio attingendo ad un linguaggio
più a noi vicino - non vengono mai dissociate nella sintesi
rosminiana. Lo sfondo del Golgotha rende ancora più suggestiva
e profonda questa sintesi profetica. La devozione alla Chiesa
crocifissa non viene meno neppure quando l’istituzione ecclesiastica
assume il volto severo e crocifiggente dell’ingiusta condanna"
(p.240).
Il
volume si chiude con un epilogo provvisorio che lascia intravvedere
ulteriori linee di sviluppo e di approfondimenti di cui l'autore
si preoccupa di evidenziare i possibili fraintendimenti. Il
ricercare, ad esempio, necessariamente il tomismo del pensiero
rosminiano per consentirgli una sorta di cittadinanza all'interno
della teologia moderna, mentre si dovrebbe riconoscere il carattere
profondamente, cristiano, anzi cattolico del tentativo filosofico
rosminiano. Abbandonare, perché senza fondamenti possibili,
il mito storiografico di un Rosmini idealista ; ed, infine,
la tentazione più allettante perché acquisterebbe
oggi il sapore (per noi "amaro") di una rivalsa :
proporre una sorta di scolastica rosminiana.
È
invece da accogliere l’invito a percepire il pensiero rosminiano
come un "cantiere aperto nel quale i lavori sono sempre
in corso e le formulazioni più spesso provvisorie che
definitive.." (p.287), un cantiere di cui questa biografia
resta necessaria e valida porta d’accesso. |